STUDIO IMPERANTE

Consulenza fiscale e legale

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Giampiero Imperante - Dottore Commercialista

Cristina Imperante -      Dottore Commercialista

Erica Imperante    -          Avvocato

ORDINE EQUESTRE DEI CAVALIERI DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

Luogotenenza dell'Italia Centrale - Sezione Lazio

 

 

FOTO DELL'INVESTITURA DI ALBANO LAZIALE 2019

 

 

Lo studio è  aperto dalle ore 9,30 alle ore 13 tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì.

 

Nelle altre ore l’accesso è permesso solo su appuntamento e comunque sempre nel rispetto del distanziamento con l’adozione di mascherine.

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Cosa è la lotteria degli scontrini

La lotteria degli scontrini è un concorso a premi previsto per legge (Legge n. 232 del 2016, articolo 1 comma 540 e seguenti) che si applica a tutti gli acquisti effettuati dai cittadini presso gli operatori IVA che sono obbligati alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, cioè tutti gli esercizi commerciali che, in luogo della fattura, emettono il documento commerciale (in luogo del vecchio scontrino o della vecchia ricevuta).

Il cliente può partecipare solo a due condizioni:

  1. deve mostrare all’esercente il codice lotteria, un codice alfanumerico di 8 caratteri generato preventivamente sul Portale della lotteria: apre una nuova finestra che può essere stampato in formato tessera o salvato sul telefono cellulare. Come si vede da questa immagine, la tessera è molto simile a una qualsiasi tessera fedeltà che molti esercenti sono soliti rilasciare per la raccolta punti o per avere sconti per acquisti presso il proprio punto vendita e riporta sia un codice a barre che i singoli 8 caratteri del codice lotteria. Se l’esercente ha un lettore di codice a barre collegato al proprio registratore telematico, è assolutamente consigliabile registrare il codice lotteria mediante la lettura ottica del Barcode; se l’esercente non dovesse disporre del lettore di codici a barre o il lettore fosse guasto, può registrare il codice lotteria digitando sul tastierino del registratore telematico gli otto caratteri in sequenza:
     
  2. deve pagare l’intero importo dell’operazione (cessione di bene e/o prestazione di servizio) esclusivamente in modalità elettronica: carta di credito, bancomat o altra modalità (es. Satispay). Non sono considerati pagamenti elettronici i pagamenti con Ticket Restaurant o altri buoni. Per poter partecipare alla lotteria l’importo pagato deve essere superiore a 1 euro.

I premi sono settimanali, mensili e annuali: se vince il cliente, vince anche l’esercente che ha emesso il documento commerciale relativo all’operazione di acquisti. Per sapere quali sono i premi, clicca qui.

Non possono partecipare alla lotteria gli acquisti online, quelli per i quali si emette fattura e quelli per i quali il cliente fornisce all’esercente il proprio codice fiscale a fini di detrazione o deduzione fiscale (per approfondimenti vedi più giù il link "Casi particolari").”

Cosa deve fare l’esercente per far partecipare i clienti e partecipare lui stesso alla lotteria

La partecipazione alla lotteria avviene solo se nel documento commerciale che viene rilasciato al cliente è riportato il codice lotteria e la specifica del pagamento elettronico.

In sostanza, l’esercente – in fase di registrazione dell’operazione – deve acquisire (con il lettore di Barcode o digitando con il tastierino del registratore telematico) il codice lotteria mostrato o comunicato dal cliente, deve attendere che la transazione del pagamento elettronico sia andato a buon fine e – salvo i casi in cui il POS è direttamente collegato con il registratore telematico – deve chiudere lo scontrino digitando il tasto del pagamento elettronico riportato sul tastierino del registratore.

Una volta che ha chiuso l’operazione e ha emesso il documento commerciale, l’esercente non deve fare altro perché sarà il registratore a trasmettere in automatico i dati delle singole operazioni registrate al Sistema Lotteria gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dall’Agenzia delle entrate.

 

 

Casi particolari (es. Farmacie, Parafarmacie, Ottici ecc.)

Nel caso in cui il cliente effettua una spesa che può dare diritto ad una detrazione o deduzione fiscale (es. acquisto di un medicinale in farmacia), l’acquisto non consente di partecipare alla lotteria. In tal senso, quindi, l’esercente non può registrare – per lo stesso documento commerciale – sia il codice fiscale che il codice lotteria del cliente. Questa regola deriva dal vincolo di preservare la riservatezza dei dati personali del cliente: infatti, il codice lotteria è stato creato proprio per evitare la memorizzazione e profilazione degli acquisti dei cittadini. Quindi, per fare degli esempi tarati su una farmacia: se il cliente desidera comprare solo un prodotto non sanitario (es. crema di bellezza), potrà partecipare alla lotteria fornendo il codice lotteria, pagando elettronicamente e ricevendo il documento commerciale con l’evidenza dell’operazione, del codice lotteria e del pagamento (totale) in elettronico; se il cliente desidera comprare un medicinale e mostra la Tessera Sanitaria, non potrà partecipare alla lotteria e quindi non potrà mostrare anche il codice lotteria, quindi il documento commerciale riporterà solo il codice fiscale del cliente; se il cliente desidera comprare sia un medicinale sia un prodotto non sanitario e decide di mostrare la Tessera Sanitaria, non potrà partecipare alla lotteria (salvo che il farmacista non decida di registrare ed emettere due documenti commerciali distinti: uno per l’acquisto del farmaco riportando il codice fiscale e l’altro per l’acquisto del non farmaco riportando il codice lotteria).

 

 

Commercialisti contro Saviano: "Parole inaccettabili"

Le affermazioni fatte da Roberto Saviano a 'Che tempo che fa' ''sono di una gravità assoluta''. ''Sono inaccettabili''.

 Lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, in una nota.

''Sostenere che i commercialisti italiani segnalano alla criminalità le aziende in crisi è quanto di più lesivo della onorabilità di 120mila professionisti economici quotidianamente in campo per la legalità, oltre che al fianco di imprese e cittadini di questo Paese.

Già nelle prossime ore valuteremo la possibilità di adire le vie legali per difendere il buon nome della nostra professione”, sottolinea il presidente.

“In queste ore – prosegue Miani – siamo letteralmente travolti da migliaia di mail e messaggi di colleghi indignati per le dichiarazioni di Saviano.

Una indignazione che sta inondando chat e social. Affermazioni tanto generiche e irresponsabili non sono tollerabili.

Se Saviano è a conoscenza di casi specifici siamo certi non esiterà a segnalarli immediatamente alla magistratura''.

Per il momento, sottolinea Miani, ''non possiamo non ricordargli che le aziende sequestrate alle mafie sono gestite praticamente in esclusiva dai commercialisti, che per questa scelta di campo sono esposti e spesso indifesi, costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà. Impossibile non ricordare inoltre che i commercialisti sono anche destinatari della normativa antiriciclaggio che impone loro, tra le altre cose, di segnalare alle autorità di vigilanza le operazioni sospette compiute dai loro clienti”.

“Per quanto detto ci aspettiamo che il dottor Saviano rettifichi le sue affermazioni'', sottolinea Miani.

''Siamo perfettamente consapevoli che anche la nostra realtà, come tutte le realtà, ha a volte al suo interno qualche mela marcia.

Ma non siamo più disposti a tollerare offese generiche che risultano ancor più incredibili in mesi come questi drammaticamente segnati dall’emergenza economica legata alla pandemia, nei quali la nostra professione, giudicata “essenziale” dal Governo, non ha mai sospeso la sua attività, fornendo ad imprese e contribuenti il suo insostituibile contributo”.

Commercialisti contro Saviano, sindacati annunciano querela

'Rabbia ed orgoglio dei dottori commercialisti verso le insinuazioni di Roberto Saviano.

I sindacati dei dottori commercialisti e degli esperti contabili promuovono unitariamente una querela, verificatone i presupposti'' nei confronti di Roberto Saviano, ''per aver ignobilmente avvicinato la categoria dei commercialisti alla criminalità organizzata'' nel corso della trasmissione 'Che tempo che fa'.

Lo affermano i sindacati dei commercialisti Maria Pia Nucera, presidente Adc; Andrea Ferrari, presidente Aidc; Marco Cuchel, presidente Anc; Amelia Luca, presidente Andoc; Antonella La Porta, presidente Fiddoc; Stefano Sfrappa, presidente Sic; Giuseppe Diretto, presidente Unagraco; Matteo De Lise, presidente Ungdcec; Domenico Posca, presidente Unico.

''È il caso di ricordare che la categoria non solo costantemente collabora con la giustizia nelle attività di repressione del crimine organizzato, ma ci preme ricordare i colleghi che, privi delle tutele e del clamore mediatico riservato a Saviano, hanno pagato il loro contributo con la vita'', sottolineano i sindacalisti.

'Il gratuito attacco ci ferisce, ci umilia e ci colma di rabbia'', proseguono i sindacati. ''Siamo in questi giorni come mai vicini ai nostri clienti. Condividiamo con loro le difficoltà che la situazione sanitaria ha indotto nell’economia.

Quotidianamente facciamo fronte a leggi ora annunciate, poi emanate, poi rettificate in un ginepraio di burocrazia infinita.

Mai domi, Mai rassegnati.

Cose che dalla cattedra da cui si sparano facili sentenze è difficile non solo capire, ma anche immaginare. Tanto non fa audience''.


 

CNDCEC: «Per i professionisti trattamento di serie B»

Esclusione dei professionisti ordinistici dai contributi a fondo perduto, mancato rinvio delle scadenze per i versamenti di giugno, modalità di regolazione dei termini di decadenza dell’attività di accertamento e riscossione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Sono diverse le misure contenute nel decreto “Rilancio” che hanno generato perplessità tra i commercialisti.

Con un comunicato stampa diffuso ieri, il Consiglio nazionale di categoria denuncia, innanzitutto, un problema di carattere generale, “la crescente approssimazione nella scrittura delle norme”, ancor più “intollerabile” se si considera il ritardo nella pubblicazione del decreto rispetto all’approvazione in Consiglio dei Ministri e alla situazione di emergenza che vive il Paese. “Il tema della qualità del drafting normativo – commenta Massimo Miani, Presidente del CNDCEC – è ormai poco più di un orpello di cui il legislatore sembra sempre più disinteressarsi, ma che risulta invece decisivo anche per abbattere il muro della burocrazia ritenuto ormai da più parti l’ostacolo principale per la “messa a terra” delle pur buone intenzioni del decisore politico”.

Quanto alle singole misure contemplate dal decreto, il numero uno dei commercialisti italiani considera “inaccettabile che in una manovra mai vista prima in termini di risorse stanziate, non si trovi il modo di prorogare, in un momento di tale gravità per il Paese, i versamenti relativi alle dichiarazioni in scadenza il prossimo mese di giugno e di sbloccare la compensazione dei crediti IRPEF maturati nel 2019, dando la possibilità di monetizzarli anche prima della presentazione delle dichiarazioni”.

Fa discutere anche la norma che consente all’Agenzia delle Entrate di notificare entro il 2021 gli accertamenti “emessi” e in scadenza quest’anno. La norma, spiega Miani, aveva il “dichiarato intento di venire incontro alle difficoltà dei contribuenti, ma questa finalità sarebbe stata realizzabile in modo certamente molto più efficace se solo si fosse prevista la sospensione dell’esecutività di tali accertamenti per tutto o parte del 2021 e del termine per impugnarli, mantenendo fermo l’obbligo di notificarli entro la fine del 2020”.

Sull’esclusione dei professionisti ordinistici dai contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate ai soggetti che abbiano subito, ad aprile 2020, un calo del fatturato di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i Consigli nazionali di tutti gli Ordini professionali si sono già espressi in maniera compatta.

Nella nota stampa di ieri, Miani rincara la dose: “Un comparto del mondo del lavoro italiano tanto essenziale e qualificato quanto in grande sofferenza – si legge –, subisce così un incomprensibile trattamento di serie B, a conferma di quanto siano radicati in certi settori i pregiudizi nei confronti dei liberi professionisti”. I commercialisti ribadiscono di essere pronti a dare battaglia, assieme alle altre professioni ordinistiche, per modificare la norma, nella speranza che la politica si renda conto di quale “assurda disparità di trattamento tra partite IVA stia mettendo in campo”.

Allo stesso modo, il Consiglio nazionale di categoria auspica un intervento chiarificatore in materia di sospensione dei termini processuali. “Il decreto Rilancio – denuncia il CNDCEC – interviene nuovamente su tali termini trascurando il coordinamento con quanto già disposto sul punto con il Decreto Cura Italia, rendendo il quadro complessivo ancor più inestricabile, con grave pregiudizio dei diritti del contribuente”.

Per l’AIDC il decreto non contiene nessuna misura di rottura

Altrettanto critico sui contenuti del decreto anche Andrea Ferrari. Con un comunicato stampa diffuso ieri, il Presidente dell’AIDC ha sottolineato che il provvedimento “non contiene quelle misure di rottura, ma prosegue sulla linea della farraginosità, della dispersione delle risorse, della scarsa considerazione dei liberi professionisti. Il Paese – conclude – prosegue su una strada di annunci inconsistenti, procedure farraginose, iniquità sostanziali. Una amara sensazione di un immobilismo genetico”.


 

 

 DL LIQUIDITA’: COMMERCIALISTI, ACCESSO AL CREDITO COMPLESSO E INCERTO

La categoria in audizione alla Camera chiede di eliminare i disallineamenti nelle misure sulla liquidità e torna chiedere misure fiscali più coraggiose e uno spostamento di versamenti e adempimenti tributari al 30 settembre

 

Roma, 24 aprile 2020 – “Le misure di accesso al credito per le imprese presentano disallineamenti, complessità e indeterminatezze che si innestano in un quadro normativo e applicativo che sarebbe fisiologicamente molto articolato anche laddove fosse ben confezionato sul piano della tecnica legislativa. Troppe le differenziazioni tra i due canali di garanzia, il Sace e il Fondo centrale PMI. Servono semplificazioni e chiarimenti per non rendere un calvario la richiesta di fondi da parte delle aziende del nostro Paese, alle prese con una fase di enormi difficoltà”. È quanto sostenuto dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel corso dell’audizione sul Dl Liquidità tenuta oggi presso la Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. I commercialisti hanno anche ribadito la loro richiesta di misure fiscali più coraggiose, a partire da uno spostamento di tutti i versamenti e gli adempimenti tributari al 30 settembre.

 

“Un aspetto che riteniamo possa essere rimeditato – hanno spiegato i commercialisti – è quello della concessione delle garanzie a favore degli istituti di credito solo per operazioni che erogano nuova finanza ai soggetti beneficiari oppure anche per quelle che si traducono in rinegoziazioni di finanziamenti già in essere. La scelta fatta dal legislatore evidenzia una forte differenziazione a seconda del “canale” di garanzia, nel senso che relativamente al “canale” SACE, l’articolo 1 del decreto-legge disegna un quadro disciplinare tale per cui le banche possono ottenere la garanzia pubblica (sostanzialmente del 90%) solo se erogano finanziamenti che si traducono per intero in nuova finanza per i soggetti beneficiari, con esclusione di qualsiasi ipotesi di utilizzo anche parziale a rinegoziazione di esposizioni debitorie già in essere. Relativamente al “canale” Fondo centrale PMI, l’articolo 13 del decreto-legge disegna un quadro disciplinare tale per cui le banche possono ottenere la garanzia pubblica (all’80%, invece che al 90%) anche se erogano finanziamenti che si traducono in nuova finanza per i soggetti beneficiari solo per il 10% e per il resto vanno a rinegoziare esposizioni debitorie già in essere”. Secondo i commercialisti si tratta “di due approcci radicalmente diversi che, in un contesto in cui tutte le microimprese e buona parte delle PMI si ritrovano inibito, di fatto, l’accesso al “canale” SACE, segna uno spartiacque di difficile lettura non solo sul piano tecnico. Concedere così significative garanzie statali a favore del sistema creditizio, anche per operazioni di rinegoziazione, non è sbagliato in assoluto, ma limitare al 10% la percentuale minima di nuova finanza per assicurarsi una garanzia dell’80% sull’importo del nuovo finanziamento che per il 90% va a rinegoziare esposizioni precedenti, pare scelta meritevole di riconsiderazione e affinamento normativo”. Per i questo i commercialisti suggeriscono di “procedere ad un allineamento, ad una semplificazione e ad una migliore specificazione normativa delle due disposizioni, al fine di ridurre i notevoli ambiti di incertezza”.

 

Rispetto ai parametri definitori dell’entità di importo ammesso alle “garanzie speciali da COVID-19” che possono essere rilasciate da SACE e dal Fondo centrale PMI fino al prossimo 31 dicembre 2020 i commercialisti sottolineano come “nel decreto-legge vi è un uso alternato di termini quali “fatturato” e “ricavi”, una trascuratezza nell’affiancare al termine “ricavi”, ove utilizzato, quello di “compensi”, una indeterminatezza sulla tipologia di “dichiarazione fiscale” rilevante tra quelle possibili (REDDITI, IVA, entrambe?) e una inadeguatezza descrittiva di come procedere relativamente ai soggetti beneficiari costituiti o entrati in attività successivamente all’1 gennaio 2019, che devono necessariamente essere corrette in sede di conversione in legge del presente decreto”. La categoria chiede dunque di sostituire il termine “fatturato” con le parole “ricavi o compensi” e affiancare al termine “ricavi”, ove utilizzato, le parole “o compensi”. Il Consiglio nazionale chiede anche di “sostituire le parole “dichiarazione fiscale” con “dichiarazione dei redditi” e di specificare ovunque (e non a intermittenza come risulta dagli attuali testi) che il parametro del 25% dei ricavi o compensi è da assumersi con riguardo ai ricavi o compensi dell’ultimo periodo relativamente al quale, al momento della presentazione della richiesta di finanziamento e garanzia, risulta depositato il bilancio o presentata la dichiarazione dei redditi”. I commercialisti sottolineano poi “la necessità di esplicitare normativamente l’esatta platea dei soggetti che possono richiedere i finanziamenti assistiti dalle “garanzie speciali da COVID-19”, chiarendo che vi rientrano anche gli studi associati dei professionisti”.

 

Sul fronte fiscale, la categoria ha ribadito, relativamente  ai versamenti e gli adempimenti tributari  “l’assoluta necessità di un sospensione dei termini, quanto meno, fino al mese di settembre 2020, che riguardi, oltre che le ritenute (ivi comprese quelle relative ai redditi di lavoro autonomo e agli agenti di commercio), i contributi previdenziali, i premi assicurativi e l’IVA da versare in autoliquidazione, anche le somme dovute, anche in forma rateale, in seguito alla notifica di atti dell’amministrazione finanziaria per i quali non si sia ancora verificato l’affidamento in carico agli agenti della riscossione e derivanti da avvisi bonari, accertamenti con adesione, acquiescenze agli accertamenti, atti di irrogazione di sanzioni e relative definizioni agevolate , mediazioni tributarie e conciliazioni giudiziali”. 

 

Altrettanto necessario, per la categoria, è “spostare in avanti il termine per la ripresa della riscossione, prevedendo che i versamenti sospesi debbano essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in forma rateale non inferiore a un anno a decorrere dal mese di gennaio 2021”. Altra misura ritenuta “prioritaria” è rappresentata dallo “sblocco” delle compensazioni dei crediti relativi alle imposte sui redditi e all’imposta regionale sulle attività produttive maturati nel 2019. I commercialisti chiedono di “eliminare il vincolo, introdotto soltanto da quest’anno, della previa presentazione della dichiarazione da cui il credito emerge”. Un intervento che secondo il Consiglio nazionale  “oltre a favorire la liquidità dei contribuenti permettendo loro l’utilizzo di crediti peraltro già maturati nei confronti dell’erario, trova giustificazione anche in considerazione dell’attuale impossibilità di presentare le dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2019, essendo ancora oggi indisponibili non solo gli applicativi necessari per la compilazione delle dichiarazioni e del modello allegato relativo agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), ma anche i dati precalcolati che ciascun contribuente è tenuto a scaricare preventivamente dal sito dell’Agenzia delle entrate, al fine di determinare il proprio ISA.”


 Sospensione dei versamenti - erogazioni INPS - Concessione prestiti delle Banche

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto legge che vede, tra le sue misure principali, liquidità immediata per le imprese: 200 miliardi saranno destinati al mercato interno e altri 200 all’export. Arrivano inoltre nuove misure fiscali e contabili: sono sospesi i versamenti dell’IVA, delle ritenute e dei contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta al differimento già previsto col decreto “Cura Italia”. 

Sospensione dei termini di scadenze fiscali

Ai soggetti, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, viene riconosciuta la sospensione dei termini in scadenza nei mesi di aprile e di maggio 2020, qualora si verifichi una diminuzione dei ricavi o dei compensi di almeno il 33% in ciascun mese rispetto all’anno precedente. Tali versamenti sono sospesi in ogni caso per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019.

Il decreto stabilisce la ripresa dei versamenti a giugno, con la possibilità di cinque rate. 

Altra novità rilevante dovrebbe essere la rimessione in termini per tutti i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni con scadenza il 16 marzo 2020, prorogati al 20 marzo 2020 dal decreto “Cura Italia”.

Se eseguiti entro il 16 aprile, non dovrebbero essere dovuti né sanzioni, né interessi.

Inoltre, la scadenza per l’invio della Certificazione Unica è stata prorogata dal 31 marzo al 30 aprile.

Per quanto riguarda i crediti d’imposta, quello al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro viene esteso  anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali. 

Il decreto approvato ieri prevede, inoltre, lo spostamento, dal 15 aprile all’11 maggio, del termine concernente il rinvio d’ufficio delle udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, nonché la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Si intendono inoltre sospesi, per la stessa durata, i termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie. 

Finanziamenti fino a 25.000 euro con garanzia dello Stato.

La garanzia del Fondo centrale di garanzia delle PMI viene ampliata sino al 31 dicembre 2020 fino a un importo di 5 milioni di euro e può riguardare tutte le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499. La garanzia sarà gratuita sino a fine anno.

Occorre ricordare che il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e soggetto beneficiario; i tassi di interesse, le condizioni di rimborso, nell’ambito dei limiti fissati dalla norma, sono quindi lasciati alla libera contrattazione tra le parti, salvo la determinazione di un tasso massimo per le operazioni di importo sino a 25.000 euro o per le imprese con fatturato sino a 800.000 euro.

La garanzia al 100% è riconosciuta alle PMI, agli imprenditori individuali e agli esercenti arti e professioni la cui attività sia stata danneggiata dall’emergenza COVID-19, come da dichiarazione autocertificata, in presenza di determinati requisiti. I finanziamenti devono:
- prevedere l’inizio del rimborso del capitale non prima di 18/24 mesi dal momento di erogazione;
- avere una durata minima da 24 fino a 72 mesi;
- avere un importo non superiore al 25% dell’ammontare dei ricavi del soggetto beneficiario, come risultante dall’ultimo bilancio depositato o dell’ultima dichiarazione presentata alla data della domanda della garanzia e comunque non superiore a 25.000 euro.

Una seconda ipotesi di garanzia al 100% è prevista, sempre stando alla bozza di decreto, per le sole PMI con ammontare di ricavi non superiore a 800.000 euro e per un limite massimo del 15% dei ricavi medesimi. In questo caso la concessione della garanzia richiede però l’applicazione del modello di valutazione.

In una terza ipotesi si arriva alla garanzia del 100% con l’intervento però di confidi, limitatamente ai soggetti beneficiari con un ammontare di ricavi non superiore 3,2 milioni di euro. In questo caso i prestiti devono essere d’importo non superiore al minore tra il 25% dei ricavi e l’importo di 800.000 euro.

Si precisa infine che mentre i casi di applicazione della garanzia al 100% dovrebbero essere immediatamente operativi, l’estensione al 90% per gli altri casi dovrebbe essere soggetta a preventiva autorizzazione della Commissione Europea. In attesa di tale autorizzazione, varrebbe l’estensione all’80% già prevista dall’art. 49 del DL 18/2020.

 

 


 

- Comunicato congiunto Consigli Nazionali dei Dottori Commercialisti e dei Consulenti del Lavoro

- Lettera inviata in data odierna dal Presidente del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti , Massimo Miani, al Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e al Ministro dell'economia e delle finanze, Roberto Gualtieri

- Commercialisti e Consulenti del lavoro insieme: “No a discriminazioni nei confronti dei professionisti” - Comunicato COVID

- Principali misure del Decreto Legge COVID TER

 

 
 
 
 

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 DL LIQUIDITA’: COMMERCIALISTI, ACCESSO AL CREDITO COMPLESSO E INCERTO

La categoria in audizione alla Camera chiede di eliminare i disallineamenti nelle misure sulla liquidità e torna chiedere misure fiscali più coraggiose e uno spostamento di versamenti e adempimenti tributari al 30 settembre

 

Roma, 24 aprile 2020 – “Le misure di accesso al credito per le imprese presentano disallineamenti, complessità e indeterminatezze che si innestano in un quadro normativo e applicativo che sarebbe fisiologicamente molto articolato anche laddove fosse ben confezionato sul piano della tecnica legislativa. Troppe le differenziazioni tra i due canali di garanzia, il Sace e il Fondo centrale PMI. Servono semplificazioni e chiarimenti per non rendere un calvario la richiesta di fondi da parte delle aziende del nostro Paese, alle prese con una fase di enormi difficoltà”. È quanto sostenuto dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel corso dell’audizione sul Dl Liquidità tenuta oggi presso la Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. I commercialisti hanno anche ribadito la loro richiesta di misure fiscali più coraggiose, a partire da uno spostamento di tutti i versamenti e gli adempimenti tributari al 30 settembre.

 

“Un aspetto che riteniamo possa essere rimeditato – hanno spiegato i commercialisti – è quello della concessione delle garanzie a favore degli istituti di credito solo per operazioni che erogano nuova finanza ai soggetti beneficiari oppure anche per quelle che si traducono in rinegoziazioni di finanziamenti già in essere. La scelta fatta dal legislatore evidenzia una forte differenziazione a seconda del “canale” di garanzia, nel senso che relativamente al “canale” SACE, l’articolo 1 del decreto-legge disegna un quadro disciplinare tale per cui le banche possono ottenere la garanzia pubblica (sostanzialmente del 90%) solo se erogano finanziamenti che si traducono per intero in nuova finanza per i soggetti beneficiari, con esclusione di qualsiasi ipotesi di utilizzo anche parziale a rinegoziazione di esposizioni debitorie già in essere. Relativamente al “canale” Fondo centrale PMI, l’articolo 13 del decreto-legge disegna un quadro disciplinare tale per cui le banche possono ottenere la garanzia pubblica (all’80%, invece che al 90%) anche se erogano finanziamenti che si traducono in nuova finanza per i soggetti beneficiari solo per il 10% e per il resto vanno a rinegoziare esposizioni debitorie già in essere”. Secondo i commercialisti si tratta “di due approcci radicalmente diversi che, in un contesto in cui tutte le microimprese e buona parte delle PMI si ritrovano inibito, di fatto, l’accesso al “canale” SACE, segna uno spartiacque di difficile lettura non solo sul piano tecnico. Concedere così significative garanzie statali a favore del sistema creditizio, anche per operazioni di rinegoziazione, non è sbagliato in assoluto, ma limitare al 10% la percentuale minima di nuova finanza per assicurarsi una garanzia dell’80% sull’importo del nuovo finanziamento che per il 90% va a rinegoziare esposizioni precedenti, pare scelta meritevole di riconsiderazione e affinamento normativo”. Per i questo i commercialisti suggeriscono di “procedere ad un allineamento, ad una semplificazione e ad una migliore specificazione normativa delle due disposizioni, al fine di ridurre i notevoli ambiti di incertezza”.

 

Rispetto ai parametri definitori dell’entità di importo ammesso alle “garanzie speciali da COVID-19” che possono essere rilasciate da SACE e dal Fondo centrale PMI fino al prossimo 31 dicembre 2020 i commercialisti sottolineano come “nel decreto-legge vi è un uso alternato di termini quali “fatturato” e “ricavi”, una trascuratezza nell’affiancare al termine “ricavi”, ove utilizzato, quello di “compensi”, una indeterminatezza sulla tipologia di “dichiarazione fiscale” rilevante tra quelle possibili (REDDITI, IVA, entrambe?) e una inadeguatezza descrittiva di come procedere relativamente ai soggetti beneficiari costituiti o entrati in attività successivamente all’1 gennaio 2019, che devono necessariamente essere corrette in sede di conversione in legge del presente decreto”. La categoria chiede dunque di sostituire il termine “fatturato” con le parole “ricavi o compensi” e affiancare al termine “ricavi”, ove utilizzato, le parole “o compensi”. Il Consiglio nazionale chiede anche di “sostituire le parole “dichiarazione fiscale” con “dichiarazione dei redditi” e di specificare ovunque (e non a intermittenza come risulta dagli attuali testi) che il parametro del 25% dei ricavi o compensi è da assumersi con riguardo ai ricavi o compensi dell’ultimo periodo relativamente al quale, al momento della presentazione della richiesta di finanziamento e garanzia, risulta depositato il bilancio o presentata la dichiarazione dei redditi”. I commercialisti sottolineano poi “la necessità di esplicitare normativamente l’esatta platea dei soggetti che possono richiedere i finanziamenti assistiti dalle “garanzie speciali da COVID-19”, chiarendo che vi rientrano anche gli studi associati dei professionisti”.

 

Sul fronte fiscale, la categoria ha ribadito, relativamente  ai versamenti e gli adempimenti tributari  “l’assoluta necessità di un sospensione dei termini, quanto meno, fino al mese di settembre 2020, che riguardi, oltre che le ritenute (ivi comprese quelle relative ai redditi di lavoro autonomo e agli agenti di commercio), i contributi previdenziali, i premi assicurativi e l’IVA da versare in autoliquidazione, anche le somme dovute, anche in forma rateale, in seguito alla notifica di atti dell’amministrazione finanziaria per i quali non si sia ancora verificato l’affidamento in carico agli agenti della riscossione e derivanti da avvisi bonari, accertamenti con adesione, acquiescenze agli accertamenti, atti di irrogazione di sanzioni e relative definizioni agevolate , mediazioni tributarie e conciliazioni giudiziali”. 

 

Altrettanto necessario, per la categoria, è “spostare in avanti il termine per la ripresa della riscossione, prevedendo che i versamenti sospesi debbano essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in forma rateale non inferiore a un anno a decorrere dal mese di gennaio 2021”. Altra misura ritenuta “prioritaria” è rappresentata dallo “sblocco” delle compensazioni dei crediti relativi alle imposte sui redditi e all’imposta regionale sulle attività produttive maturati nel 2019. I commercialisti chiedono di “eliminare il vincolo, introdotto soltanto da quest’anno, della previa presentazione della dichiarazione da cui il credito emerge”. Un intervento che secondo il Consiglio nazionale  “oltre a favorire la liquidità dei contribuenti permettendo loro l’utilizzo di crediti peraltro già maturati nei confronti dell’erario, trova giustificazione anche in considerazione dell’attuale impossibilità di presentare le dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2019, essendo ancora oggi indisponibili non solo gli applicativi necessari per la compilazione delle dichiarazioni e del modello allegato relativo agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), ma anche i dati precalcolati che ciascun contribuente è tenuto a scaricare preventivamente dal sito dell’Agenzia delle entrate, al fine di determinare il proprio ISA.”

 

 

 

 

IMPERANTE GIAMPIERO DOTTORE COMMERCIALISTA RAGIONIERE CONSULENTE CONSIGLIERE fisco I.v.a. Isola del Liri Ciociaria Frosinone Lirinia IPSOA SANTO SEPOLCRO A.L.A. LIRINIANET      

CNDCEC: «Per i professionisti trattamento di serie B»

Esclusione dei professionisti ordinistici dai contributi a fondo perduto, mancato rinvio delle scadenze per i versamenti di giugno, modalità di regolazione dei termini di decadenza dell’attività di accertamento e riscossione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Sono diverse le misure contenute nel decreto “Rilancio” che hanno generato perplessità tra i commercialisti.

Con un comunicato stampa diffuso ieri, il Consiglio nazionale di categoria denuncia, innanzitutto, un problema di carattere generale, “la crescente approssimazione nella scrittura delle norme”, ancor più “intollerabile” se si considera il ritardo nella pubblicazione del decreto rispetto all’approvazione in Consiglio dei Ministri e alla situazione di emergenza che vive il Paese. “Il tema della qualità del drafting normativo – commenta Massimo Miani, Presidente del CNDCEC – è ormai poco più di un orpello di cui il legislatore sembra sempre più disinteressarsi, ma che risulta invece decisivo anche per abbattere il muro della burocrazia ritenuto ormai da più parti l’ostacolo principale per la “messa a terra” delle pur buone intenzioni del decisore politico”.

Quanto alle singole misure contemplate dal decreto, il numero uno dei commercialisti italiani considera “inaccettabile che in una manovra mai vista prima in termini di risorse stanziate, non si trovi il modo di prorogare, in un momento di tale gravità per il Paese, i versamenti relativi alle dichiarazioni in scadenza il prossimo mese di giugno e di sbloccare la compensazione dei crediti IRPEF maturati nel 2019, dando la possibilità di monetizzarli anche prima della presentazione delle dichiarazioni”.

Fa discutere anche la norma che consente all’Agenzia delle Entrate di notificare entro il 2021 gli accertamenti “emessi” e in scadenza quest’anno. La norma, spiega Miani, aveva il “dichiarato intento di venire incontro alle difficoltà dei contribuenti, ma questa finalità sarebbe stata realizzabile in modo certamente molto più efficace se solo si fosse prevista la sospensione dell’esecutività di tali accertamenti per tutto o parte del 2021 e del termine per impugnarli, mantenendo fermo l’obbligo di notificarli entro la fine del 2020”.

Sull’esclusione dei professionisti ordinistici dai contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate ai soggetti che abbiano subito, ad aprile 2020, un calo del fatturato di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i Consigli nazionali di tutti gli Ordini professionali si sono già espressi in maniera compatta.

Nella nota stampa di ieri, Miani rincara la dose: “Un comparto del mondo del lavoro italiano tanto essenziale e qualificato quanto in grande sofferenza – si legge –, subisce così un incomprensibile trattamento di serie B, a conferma di quanto siano radicati in certi settori i pregiudizi nei confronti dei liberi professionisti”. I commercialisti ribadiscono di essere pronti a dare battaglia, assieme alle altre professioni ordinistiche, per modificare la norma, nella speranza che la politica si renda conto di quale “assurda disparità di trattamento tra partite IVA stia mettendo in campo”.

Allo stesso modo, il Consiglio nazionale di categoria auspica un intervento chiarificatore in materia di sospensione dei termini processuali. “Il decreto Rilancio – denuncia il CNDCEC – interviene nuovamente su tali termini trascurando il coordinamento con quanto già disposto sul punto con il Decreto Cura Italia, rendendo il quadro complessivo ancor più inestricabile, con grave pregiudizio dei diritti del contribuente”.

Per l’AIDC il decreto non contiene nessuna misura di rottura

Altrettanto critico sui contenuti del decreto anche Andrea Ferrari. Con un comunicato stampa diffuso ieri, il Presidente dell’AIDC ha sottolineato che il provvedimento “non contiene quelle misure di rottura, ma prosegue sulla linea della farraginosità, della dispersione delle risorse, della scarsa considerazione dei liberi professionisti. Il Paese – conclude – prosegue su una strada di annunci inconsistenti, procedure farraginose, iniquità sostanziali. Una amara sensazione di un immobilismo genetico”.